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Unioncamere del Veneto


 
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Riunione Unioncamere Veneto - Organizzazioni sindacali

30 aprile 2020 |  Pozza: "Serve un patto tra lavoratori, imprese, Istituzioni per ripensare il nostro modello"
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COMUNICATO STAMPA | Venezia, 30 aprile 2020
Oggi si è tenuta in videoconferenza la riunione tra il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza, e le sigle sindacali rappresentante da Christian Ferrari, segretario Generale Cgil Veneto; Gianfranco Refosco, segretario Generale Cisl Veneto; Gerardo Colamarco, Segretario Generale Uil Veneto con l’obiettivo di fare il punto sulla crisi economica innescata dall’emergenza Covid-19.

Il Presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza, ha commentato con soddisfazione l’esito della riunione “che si è svolta in un clima di piena collaborazione e condivisione per questo ringrazio le organizzazione sindacali per la disponibilità e le idee messe sul tavolo. È stato un dialogo ed un confronto proficuo e soprattutto operativo che ci ha permesso di mettere in agenda già i prossimi impegni e progetti concreti. La riunione di oggi conferma come sia necessario tra imprese, lavoratori ed istituzioni un patto di ferro per salvare il nostro sistema economico ripensando anche il modello economico. Un patto che deve coinvolgere tutti i soggetti che  operano sul territorio perché ognuno deve dare il proprio contributo per rimettere in moto il sistema economico del Nordest”.

Il presidente di Unioncamere sottolinea un punto focale emerso durante la riunione “la necessità di ripensare il modello Veneto. Serve un momento di confronto ampio con la costituzione di un osservatorio economico regionale che tenga al suo interno tutti i soggetti che operano all’interno del sistema economico. Si tratta di un’esperienza che abbiamo già sperimentato a Treviso con l’osservatorio economico nato 20 anni fa e che ha dato un contributo importante alla crescita ed allo sviluppo del territorio. L’esempio di Treviso è esportabile e declinabile a livello regionale considerando anche il patrimonio di dati del Centro Studio di Unioncamere che sono una base importante per costruire interventi e progetti puntali e che vanno dritti al problema”.

Nel corso dell’incontro sono stati messi sul tavolo temi come la sicurezza sul lavoro, le riaperture, le riconversioni, il rischio infiltrazioni e di acquisti da parte di aziende straniere, il problema del trasporto pubblico. E tutti gli interventi hanno sottolineato il modello costruttivo di relazioni sindacali che c’è in veneto e a tale proposito il presidente ha richiamato la lettera inviata alle imprese per il primo maggio con cui ha ribadito la vicinanza ed il ruolo di Unioncamere e la necessità di resistere in questa fase difficile.

La sicurezza dei lavoratori è una priorità condivisa che ci ha trovato pienamente allineati. Una forte preoccupazione è emersa, inoltre, sul fronte del trasporto pubblico con l’ennesimo danno fatto al Veneto escludendolo dalla ripartenza delle Frecce nei nostri territori. È una scelta assurda perché si rimette in moto tutto il Paese e si esclude la locomotiva del Nordest. Sul trasporto pubblico anche in tema di sicurezza servono interventi strutturali e di sistema”.

Nel corso dell’incontro sono stato forniti alcuni dati in relazione al Dpcm 26 aprile 2020 delineando le attività economiche che potranno riaprire dal prossimo 4 maggio. Secondo le stime del Centro Studi di Unioncamere del Veneto la fase 2 assumerà i seguenti connotati per il sistema imprenditoriale regionale: il 77% delle unità locali (cioè l’insieme delle sedi e delle filiali) sarà ammesso a svolgere la propria attività (pari a oltre 411 mila unità locali assentite dal decreto). Attorno a queste unità locali graviterà quasi l’84% degli occupati dipendenti totali: dunque su un totale di 1,5 milione di occupati alle dipendenze in Veneto, circa 1,2 milioni potranno in teoria presentarsi ai cancelli. Teoricamente quindi il nuovo piano potrebbe far salire in Veneto di altre 160 mila unità le attività ammesse a svolgere il proprio lavoro rispetto al Dpcm dello scorso 10 aprile e a quasi 415 mila addetti dipendenti in più al lavoro. Rimane quasi totalmente in “blocco” e fermo il settore alloggio e ristorazione: nel complesso solo l’8% delle unità locali nel territorio ha la possibilità di operare a pieno regime (e il 19,2% dei dipendenti del comparto). Sono ancora piuttosto penalizzati i servizi alle persone, che contano il 40,6% delle unità locali assentite dal Dpcm, cui fa riferimento il 68% degli addetti dipendenti.  È stimabile che oltre due terzi delle unità locali del commercio e delle costruzioni rientrano fra le attività ammesse dal decreto: ciò permette al 79% dei dipendenti del commercio e al 70% dei dipendenti delle costruzioni di essere operativi.

C’è stato un confronto sulla stato di crisi e sulle misure da mettere in campo – spiega Pozza. I sindacati hanno sottolineto il ruolo terzo di Unioncamere che non subisce vincoli o veti di alcun tipo. Un clima di compattezza che ha riguardato anche la presa di coscienza del rischio di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale per questo vogliamo attivarci con la Regione per intervenire sul Protocollo della Legalità, che rappresenta già un ottimo strumento”.

Abbiamo già deciso di far diventare questi incontri – conclude Pozza - un tavolo periodico di confronto e per questo ci rivedremo a stretto giro per lavorare a progetti e proposte concrete ed operative da subito”.